Bari – Eugenio Scalfari presenta ‘Per l’altro mare aperto’ dove i contemporanei sono dei barbari

IMG_0024.jpgUn teatro gremito, come quello delle grandi occasioni, così è apparso il Piccinni, per la presentazione dell’ultimo lavoro letterario di Eugenio Scalfari “Per l’altro mare aperto” edito da Enaudi.

A fare gli onori di casa il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che per l’occasione ha consegnato a Scalfari, le chiavi della città, dichiarando “chiavi del nostro cuore e non solo della città che Le consentirà sempre di essere a casa qui da noi”.

Parole che hanno commosso il giornalista e scrittore “mi attribuite una immagine che dubito di meritare, perché in fin dei conti ho fatto solo il mio lavoro”.

Bari è una città che ho nel cuore – così inizia a raccontare Scalfari – perché non possoIMG_0001.jpg dimenticare che proprio qui , in questo teatro presentammo “La Repubblica” nell’autunno del 1975, giornale che poi vide la luce il 14 gennaio del 1976.
Mi fu chiesto qual’era il nostro obiettivo, ed io risposi “diventare il primo giornale italiano”, primato all’ora detenuto dal Corriere della sera.
In solo otto anni il risultato fu raggiunto”.

IMG_0031.jpgUn incontro intellettuale che ha visto anche la partecipazione del giornalista di Repubblica, il barese Giuseppe Valentini, che per anni ha collaborato con Scalfari e che con lui ha disquisito sul tema del libro “Per l’altro mare aperto”, titolo tratto da un verso del XXVI canto dell’Inferno di Dante, metafora dalla quale prende spunto l’ultimo lavoro dello scrittore.

Parallelamente all’allegoria del viaggio di Dante che incontra i personaggi nei tre regni ultraterreni, Scalfari effettua un viaggio che riempie di idee e pensieri, un viaggio che ricopre un periodo di ben 400 anni che così ama riassumere “ Questo libro è la rivisitazione della modernità, da Montaigne e Cervantes fino a Leopardi e a Nietzsche, Descartes, Kant e Hegel, e ancora Tolstoj, Proust, Kafka e Joyce. Un’epoca durata quattro secoli, mai simile a se stessa, sempre in cerca di sperimentare il nuovo, di allargare il respiro delle generazioni, di modificare l’identità senza smarrire la memoria”.

La parola chiave del libro è proprio la “Modernità” non intesa a livello tecnologico.IMG_0019.jpg

“Nelle scuola insegnano che l’era moderna inizia con la scoperta delle Americhe, – prosegue Scalfari – mentre io la faccio datare 100 anni dopo. La scoperta è stato un enorme fatto ma era ancora priva del pensiero che poteva portare a pensare alla modernità, cosa che per me è avvenuta con il filosofo Montaigne, che iniziò a scrivere i suoi trattati non più in latino ma in francese. La modernità ha inizio con il cambio di linguaggio”.

IMG_0035.jpg“Linguaggio che oggi si sta ulteriormente modificando, anzi i giovani hanno il rifiuto della parola scritta, perché preferiscono la cultura attraverso le immagini, sintetizzando il vocabolario e usando segni convenzionali” – continua Scalfari – ed accanto al mutamento del linguaggio vi è anche quello del sentimento di felicità.
Questa generazione è infelice perché rifiuta la memoria storica
.

In ogni generazione, i giovani contestavano i loro padri, però erano coscienti dei loro valori eIMG_0045.jpg riuscivano a contribuire ed innescare delle novità”.

“I contemporanei rifiutano la trasmissione della memoria preferendo vivere il presente. Cade così il senso della felicità e di conseguenza il progetto di un futuro da costruire”.

Per Scalfari la “Modernità” è un pensiero danzante, la fine di un silenzio muto.

Anna deMarzo
Bari – Eugenio Scalfari presenta ‘Per l’altro mare aperto’ dove i contemporanei sono dei barbariultima modifica: 2010-05-31T21:40:45+02:00da puglialive.net
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