05/08/2011

Conversano (Bari) - Mario Biondi, il crooner venuto dal sud

IMG_0006.jpgQuando ci si accinge a scrivere una recensione il critico deve mettere da parte le sue preferenze, le sue simpatie e antipatie, ed essere il più neutro possibile. Può sembrare una operazione apparentemente semplice, ma non è così, perché inevitabilmente qua e là qualche espressione tradisce quella neutralità. Ma come si fa quando si ha a che fare con un cantante come Mario Biondi, che riempie di stupore fin dal suo esordio discografico, quando si stentava a credere che, col suo inglese ineccepibile, fosse un cantante italiano?

La notorietà di Mario Ranno (in arte Biondi), catanese doc emigrato aIMG_0008.jpg Parma, è cominciata per caso, quando nessuno credeva che sarebbe salito nell’Olimpo della notorietà. Ma perché poi? Forse perché la sua voce somiglia a quella di qualcun altro? E’ improbabile, perché la storia della musica è piena di esempi analoghi. E fu così che una canzone, “That’s the Way You Are”, scritta da lui per scherzo e in poco tempo, e destinata al mercato giapponese (sic!), finì per caso nelle mani di un dj inglese dal grande fiuto. Era il 2004 e Mario aveva 32 anni. Il resto lo sanno tutti.

IMG_0010.jpgDopo essere passato dai festival jazz di Bratislava e Montreux, Mario ha cominciato una tournée italiana che lo ha portato nella suggestiva Piazza Castello a Conversano. Tre generazioni si sono date appuntamento per l’evento, dai 15 ai 60 anni. Complimenti Mario!

Ascoltare Biondi e non pensare a Barry White è impossibile. Ma aIMG_0028.jpg parte il timbro di voce, il resto è differente: Barry era orientato alla musica soul e disco; Mario tende al rythm and blues, al jazz, al funky in un mix sempre gradevole per una musica da intrattenimento di altissimo livello. Chiamatela ‘lounge’, se preferite, ma l’effetto non cambia. Mettete un suo cd nel lettore, mettetevi comodi e schiacciate il ‘play’: poi rilassatevi. La voce di Mario suadente, sensuale, calda, carezzevole capace di scendere sulle tonalità basse più profonde è capace di effetti terapeutici.

IMG_0017.jpgPer il suo tour Biondi ha scelto una band di otto elementi di primo piano, pescando otto assi nel mondo giovane del jazz, per dare un’impronta decisa ed inequivocabile alla sua musica. In particolare la sezione dei fiati fa scintille dalle prime note e non può essere diversamente perché al sax, ladies & gentlemen, c’è Daniele Scannapieco, uno dei migliori della scena jazz; con lui alla tromba Giovanni Amato e al trombone Beppe Di Benedetto per completare un tris efficace ed esperto che ha illuminato di sprazzi jazz tutta l’esibizione.

Bene al pianoforte Claudio Filippini che ha sfoderato una eccessivaIMG_0019.jpg sicurezza negli assolo; al vibrafono Pierpaolo Bisogno e poi la ritmica impetuosa e implacabile dotata di un vigore fuori dal comune con Lorenzo Tucci alla batteria, Luca Florian alle percussioni e Tommaso Scannapieco al basso. Meritano tutti una citazione sopra le righe: sono dei professionisti seri che non hanno sbagliato un colpo, il valore aggiunto in un musica di per sé godibile e accattivante.

IMG_0031.jpgMario Biondi sforna un brano dopo l’altro sfogliando i suoi album musicali: “So Lonely”, “Something that Was Beautiful” di Bacharach, “Love Dreamer” e il suo ultimo singolo, quella “My Girl” scritta da Smokey Robinson e Ronald White e portata al successo nel 1965 dai Temptations. Il cantante ama scherzare col pubblico, lo invita ad accompagnarlo con i cori e lascia spazio ai musicisti che regalano stacchi pregevoli sempre sottolineati da applausi.

Ma il nostro crooner, anche se a volte appare stanco, si lancia in incursioni nel samba brasiliano, nel funky-jazz, e nei classici come “Never Day”, “Yes You” o nella lenta, seducente “Extasy”. Per finire con “That’s the Way You Are”, immancabilmente.

Per il bis propone “Nel blu dipinto di blu”, suo personale omaggio a Mimmo, alla Puglia, all’Italia dei 150 anni, e al pubblico, che canta con lui.

Mario Biondi in Love Dreamer lo trovate su:

http://www.youtube.com/watch?v=EwHIjJpvVOQ

Gianfranco Morisco

Lecce - Zucchero in Chocabeck world tour la magia del blues italiano

IMG_0003.jpgSiamo ad un’ora prima dell’inizio del concerto allo stadio del mare di Lecce, tra i fan provenienti dall’intero Salento e oltre, la tensione cresce, il pubblico ordinatamente si posiziona nelle tribune, mentre fuori ai margini dell’ampio parcheggio auto, le bancarelle dei gadget e delle stuzzicherie, illuminate a festa, annunciano l’evento dell’italianissima star del Blues Zucchero Fornaciari.

Un’artista dai tratti inossidabili, capace di rinnovarsi con successo, nonostante i visibiliIMG_0008.jpg segni dell’età, senza mai deludere il suo pubblico. Capace di contrassegnare con i suoi successi delle vere e proprie epoche, etichettate dai titoli delle sue canzoni più famose.

Tutto questo continua ad emozionare e anche questa volta ha convogliato un folto pubblico variegato ed eterogeneo sia come età che come estrazione socio culturale, che ormai da anni segue con affetto e simpatia la voce del blues all’italiana. E’ la magia del tutto esaurito.

IMG_0010.jpgSono le 21,30, l’incipit non attende ritardi accademici ….. il grande baule a forma di forziere, che contiene il palcoscenico, con ai lati due grandi specchi, che ricordano quelli della casa della nonna, magicamente si apre e lascia intravedere in uno scoppiettio di luci e immagini cromaticamente studiate per l’occasione, pronte a seguire i ritmi del percorso musicale di Fornaciari, accompagnato dalla talentuasa banb: Paolo Jones al basso, Davide Sancious alle tastiere, Kat Dyson alle chitarre + backing vocals, Mario Schilirò alle chitarre, Adriano Molinari alla batteria, James Thompson, Beppe Caruso e Massimo Greco ai fiati, Luca Campioni al violino, Simone Rossetti Bazzaro alla viola ed Enrico Guerzoni al violoncello.

Sin dall’inizio si comprende che si tratterà di un concerto raccontato. Sul maxi schermoIMG_0018.jpg alle spalle del palcoscenico le parole prima della musica, redatte al ritmo di una vecchia macchina da scrivere, annunciano che l’artista dedicherà la prima parte del concerto “Chocabeck world tour”, ai ricordi della sua infanzia e adolescenza. Protagonista è proprio l’ultimo album in cui Fornaciari ha inserito canzoni bellissime, spesso ispirate ai giorni spensierati della sua giovinezza. Lo stesso titolo dell’album e del tour, “Chocabeck”, trae spunto da una espressione dell’infanzia.

Quando il padre non aveva il coraggio di dirgli che non c’era niente daIMG_0022.jpg mangiare e sussurrava all’allora giovanissimo Adelmo, che presto sarebbero arrivati i “chocabeck”, espressione onomatopeica, tipica della terra di Romagna, che alludeva al rumore che fanno gli animali col loro becco vuoto. Il ragazzino credeva che fossero prelibatezze e Adelmo diventato adulto le sta ancora aspettando, come si può leggere sul grande schermo dietro il palco valigia-forziere.

IMG_0033.jpgIl pubblico è impaziente, applaude, con grinta. le luci proiettate sul pubblico si spengono. Restano solo quelle del palco. Il forziere si alza e appare Zucchero con tutta la sua band. Niente saluti. Come accade negli ultimi tour, il cantante è seduto con chitarra alla mano.

Vengono interpretate, una dopo l’altra, tutte le canzoni di Chocabeck 2010 . Si comincia con “Un soffio caldo”, si prosegue con “Il suono della domenica” e “Soldati nella mia città”. E poi ancora “E’ un peccato morir”, “Vedo nero”, “Oltre le rive”. Alle spalle dei musicisti. su un fantasmagorico maxi schermo vengono proiettate immagini d’epoca e filmati perfettamente in simbiosi con i testi e le musiche. Il pubblico applaude, i fan cantano insieme al proprio idolo canoro. A questo punto lo stadio del mare rimane ancora nell’ordine prestabilito,

I brani dell’ultimo album scorrono velocemente: “Un uovo sodo”, “Chocabeck Chocabeck”,IMG_0034.jpg “Alla fine”, “Spicinfrin boy” , God Bless the child, uno dopo l’altro, finché Zucchero si alza. E invita l’Arena ad imitarlo. A questo punto molti si alzano piedi. Il pubblico di Zucchero sa che per certe canzoni non è ammesso restare seduti, , decollano da ora in poi gli evergreen, le canzoni più aerodinamiche. Da “Bacco perbacco” a “Baila” e ancora “Overdose d’amore”, il mare, Dune mosse, Diamante Oro Incenso & Birra, Il Volo Spirito Di Vino, Like the sun ZU & Company, Con le mani Blue’s, Libidine Blue’s, Diavolo Oro Incenso & Birra. Zucchero è ormai un cavallo a briglia sciolta, non ha più inibizioni e nemmeno il suo pubblico, che continua a cantare senza interruzioni, accompagnandolo attraverso i suoi grandi successi.

IMG_0034.jpgSi parte di nuovo con entusiasmo nei Bis: Nel così blue All the best, Senza una donna Blue’s, Miserere Miserere, Per colpa di chi Spirito di Vino Ad emozionare tutti c’è l’omaggio all’amico Luciano Pavarotti, dopo le prime note, risuona in tutto lo Stadio la voce inconfondibile di big Luciano, che canta il “Miserere” e Zucchero che duetta con il grande tenore scomparso, da sempre nel cuore di tutti gli italiani. L’emozione è altissima e non decresce. Il pubblico è in piedi, canta, balla, agita le braccia e applaude.

Lo spettacolo è ormai finito, si accendono le luci sullo Stadio del mare, si spengono quelleIMG_0038.jpg sul palco. Il pubblico con ordine e compostezza, nota di merito alla città di Lecce, senza abbandonare l’entusiasmo incamerato si avvia verso la città. Pronto a ricordare questo magico momento.

Zucchero ha dimostrato di essere ancora una volta l’incontrastato re del blues. Passano gli anni, nuove canzoni si aggiungono ad un repertorio già vastissimo, ma il grande cantante emiliano non perde verve.

Il pubblico quasi in ovazione solenne continua ad applaudire, mentre il forziere si chiude, quasi a sottolineare la fine di una storia, pronto a riaprirsi per un’altra tappa del tour, con altra gente, magari con la stessa storia e le stesse emozioni.

Zucchero in Vedo Nero lo trovate su:

http://www.youtube.com/watch?v=nw8bFBiKfQM

Maria Caravella

22/07/2011

Bari - Carlos Santana: l'artista, la sua chitarra, il mito

IMG_0009.jpgQuando un personaggio si fissa nell’immaginario per il suo carisma, diventa difficile credere che sia reale fino a quando non si ha modo di incontrarlo.

A quel punto, anche se perde quell’aura di irraggiungibilità di cui lo avevamo circondato inconsciamente, il suddetto personaggio rimane sempre nel “mito”.
Ciò comunque non toglie lo stupore, l’incredulità dell’evento, sia come fatto collettivo che personale.
Non incontreremo mai più i Beatles, i Pink Floyd, i Doors, i King Crimson e sarà difficileIMG_0013.jpg incontrare Bob Dylan, i Rolling Stones e chissà ancora quanti altri. Di questa categoria ha fatto parte per chi scrive Carlos Santana, ma solo fino a ieri quando il mito si è materializzato sul palco nell’Arena della Vittoria, per la prima volta a Bari.

Carlos Augusto Alves Santana ha compiuto proprio il 20 luglio 64 anni. Nella musica rock attualmente è il miglior chitarrista in attività, anche se nella classifica stilata dalla rivista “Rolling Stone”, 15° posto. Ma, si sa, sono giudizi sempre opinabili. Il chitarrista messicano ha venduto qualcosa come 80 milioni di dischi e ha vinto ben 10 Grammy Awards in 40 anni di carriera. E pensare che ha imparato a suonare da solo ascoltando il blues di T. Bone Walker, John Lee Hooker e B.B. King.

IMG_0025.jpgIl tour prevede solo tre date in Italia: il 12 luglio a Perugia per Umbria Jazz; ieri a Bari e questa sera sarà a Taormina, nell’anfiteatro sul mare. Tre serate indimenticabili che lasceranno a lungo il loro segno nella memoria.

L’Arena della Vittoria è al completo, l’attesa cresce fino a diventare tensione in un pubblico quanto mai eterogeneo per età. A destra c’è un giovane di 25 anni venuto appositamente da Lecce; a sinistra un 50enne con signora e casco da motociclista.

Alle 21,30 la tensione sfocia nell’ovazione liberatoria: Carlos è sul palco, di bianco vestitoIMG_0034.jpg con un gilet decorato di arabeschi dorati; da sotto il cappello (bianco anch’esso) fuoriescono i capelli lunghi in riccioli ribelli.
“Back in Black” è il biglietto da visita, un pezzo tipicamente rock degli AC/DC, presente nell’ultimo disco di Santana, “Guitar Even”, in cui vengono rivisitate 14 composizioni del mondo del rock. La band è formata da due vocalist, basso, tastiere, tromba e trombone, batteria, chitarra accompagnamento e percussioni. Proprio la sezione delle percussioni è a dir poco impressionante con un gruppo di 5 congas da un lato e una nutrita batteria dall’altro: i percussionisti all’occorrenza diventano tre. Su tutto regna la chitarra solista di Carlos, di un rosso fiammeggiante come la Gibson, “diavoletto”, usata a Woodstock nel ’69.

IMG_0039.jpgE arriva, preceduta da un lungo splendido preambolo, “Black Magic Woman”, storia rievocata a distanza di 40 anni dal mitico “Abraxas”. E’ la prima scarica di adrenalina. La seconda colpisce con “Oyo Como Va” e le gambe, i piedi non stanno più fermi. Tutta la sapiente miscela di salsa, rock, blues che da anni ci ha conquistato e che è la sua filosofia musicale è lì, sulla scena, nelle orecchie, nei brividi lungo la schiena, nell’emozione che sale lentamente fino agli occhi.

La rilassata “Maria Maria” è il preludio per una scorribanda nei ritmi sudamericani con iIMG_0041.jpg percussionisti che fanno scintille e preparano il tappeto sul quale si libra leggera la chitarra. Quando Carlos alza la testa verso l’alto in una sua posa classica è solo un modo per concentrarsi, per liberare il suono della mente.

IMG_0048.jpgE’ il momento di Cindy Blackman, ex batterista di Lenny Kravitz e moglie di Santana: la signora (di nero vestita, lei) prende posto alla batteria e si ricomincia a ballare con “Corazòn Espinado”, splendida, irresistibile. Poi Cindy sorprende tutti con un lungo assolo di batteria: eccezionale, uno dei migliori mai sentiti. Alla fine ci sono fiori per lei; per Carlos c’è una grande torta a forma di chitarra con 64 candeline.

Sì, è proprio festa e, per ringraziare e festeggiare al meglio Santana ci regala “Europa”, lenta, assorta, sofferta con la immancabile coda gioiosa. E il pubblico tace, perché queste note meritano il rispetto del silenzio per essere ascoltate.

Si passa a temi pacifisti: ascoltiamo “A Love Supreme”; Carlos in un linguaggio misto diIMG_0045.jpg messicano e inglese dice che la pace potrà arrivare se veramente la vogliamo noi tutti. Poi attacca “Sunshine of Your Love” dei Cream seguita a ruota da “Smooth”. Ogni tanto regala un plettro a qualcuno del pubblico: ognuno di quei plettri diventerà un prezioso cimelio. Il finale è tutto in chiave di ritmi latini. Alle percussioni si rivede Mike Carabello, uno dei primi percussionisti.

Il bis non si fa attendere. E Carlos ci riporta ai tempi di “Jingo” e “Soul Sacrifice” (1969). Passa quindi in rassegna tutti i musicisti della band, salutati dalle ovazioni del pubblico.

Il concerto finisce qui senza avere suonato “Samba Pa Ti”.

No! Non è possibile! Manca la ciliegina sulla torta!

Non sembra vero! Ma è così. Anche la (mezza) luna, rassegnata, sorride a metà!

Carlos Santana in 'Europa' lo trovate su:

http://www.youtube.com/watch?v=nDHGFuzeai4

Gianfranco Morisco